L’infiammazione, detta anche flogosi, è un processo di risposta di un tessuto ad uno stimolo lesivo. Non è uno stato, ma è un percorso che inizia dalla lesione e, passo dopo passo, giunge alla riparazione.

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Tutte le patologie che terminano con il suffisso -ite (tendinite, borsite, tonsillite, artrite…) sono infiammazioni!

Gli stimoli lesivi che causano processi infiammatori possono essere di due tipi:

Tra gli stimoli esogeni troviamo le lesioni FISICHE (tagli, ustioni, traumi), CHIMICHE (contatto con sostanze nocive), BIOLOGICHE (batteri, virus), mentre quelli endogeni si differenziano in stimoli lesivi IMMUNOLOGICI (dati da ipersensibilità o autoimmunità) e CHIMICI (prodotti metabolici).

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Come si riconosce?

L’infiammazione ha delle caratteristiche ben precise. Infatti, in fase acuta, vi è sempre la presenza di calore (CALOR), arrossamento (RUBOR),gonfiore (TUMOR), dolore (DOLOR) e perdita della funzionalità(FUNCTIO LESA). Non è sempre facile riconoscere tutti questi sintomi, tanto che in alcuni casi è necessario l’approfondimento tramite esami strumentali. Tra questi, l’ecografia è un ottimo strumento per valutare eventuali processi infiammatori presenti nei tessuti molli del corpo umano.

La lesione (di qualsiasi tipo essa sia) provoca vasodilatazione: oltre ad esserci maggior afflusso sanguigno, viene rilasciato un liquido, detto ESSUDATO INFIAMMATORIO, che è il responsabile del gonfiore localizzato. Il dolore è invece dovuto alla stimolazione delle terminazioni nervose e alla liberazione di sostanze chimiche.

 

L’infiammazione è da eliminare?

Assolutamente no!!! Vi rimando alla prima riga dove spieghiamo chel’infiammazione è un processo di risposta di un tessuto ad uno stimolo lesivo.

Ciò significa che il nostro corpo è stato “attaccato da un nemico” e si sta cercando di difendere grazie al processo infiammatorio! Spesso ci fanno credere invece che l’infiammazione sia il male da sconfiggere e da curare. Ovviamente, se questo processo viene prolungato per troppo tempo e l’infiammazione diventa cronica, allora sì che anch’essa diventa un problema e va eliminata.

Tornando all’infiammazione in fase acuta, il ruolo dell’essudato è quello di diluire le tossine e fare da barriera alla diffusione di agenti patogeni. Inoltre, contiene anticorpi e veicola gli antigeni batterici verso i linfonodi.

 

Cosa succede al termine della fase acuta?

A seconda della gravità della lesione, ci troveremo di fronte a:

L’evoluzione di un’infiammazione acuta non dipende solamente dalla sua gravità, ma anche dalla struttura che è stata colpita. In base a questo, infatti, il nostro corpo sarà in grado di sviluppare un processo piuttosto che un altro. In particolare:

Acuta vs Cronica

Oltre ad esserci una differenza temporale tra le due, esiste anche una diversa reazione del nostro corpo. Infatti, mentre l’infiammazione acuta (detta anche angioflogosi) dura all’incirca 72 ore, quella cronica (istoflogosi) può durare settimane, mesi o addirittura anni… C’è da dire che non tutte le infiammazioni croniche derivano da angioflogosi. Alcune nascono già croniche.

Questo perchè, in fase acuta, il nostro corpo riorganizza il microcircolo per concentrare nel luogo di lesione cellule e sostanze deputate all’eliminazione dell’agente lesivo. Durante la fase cronica, invece, il tessuto si riorganizza per limitare l’agente lesivo e per circoscrivere il danno provocato dalla risposta infiammatoria. In parole povere l’infiammazione acuta elimina il problema, quella cronica cerca di limitare i danni.

Inoltre, l’istoflogosi prevede la riparazione dei tessuti danneggiati tramite deposizione di nuovo tessuto connettivo (fibrosi). Questo evento porta (in caso di agenti lesivi che colpiscono l’apparato muscolo-scheletrico) a difficoltà nel movimento causato dall’aumento di tessuto fibroso. La più classica delle situazioni che si verifica è la trasformazione di una tendinite in tendinosi.

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Come curarla?

Abbiamo già detto che il nostro obiettivo non è quello di eliminare l’infiammazione ma quello di velocizzare questo processo. A me piace dire che dobbiamo “controllare l’infiammazione”. Quindi imbottirsi solo di antinfiammatori non è la strada corretta, perché non permette alla flogosi di sviluppare il suo percorso, oltre a danneggiare altre strutture come l’apparato digerente. A volte può essere necessario farne uso, soprattutto in caso di forti dolori o di infiammazioni di strutture difficilmente raggiungibili attraverso trattamenti manuali o strumentali.

Per quanto riguarda la fase acuta è utile l’utilizzo del ghiaccio (10 minuti sì e 10 minuti no in alternanza) se il gonfiore è molto e fastidioso, associato a creme a base di arnica o argilla con un lieve massaggio drenante per permettere alle tossine di allontanarsi dalla zona di lesione. In particolare, parlando dell’apparato muscolo-scheletrico, sarà utile sospendere l’eventuale attività sportiva, stare a riposo e può essere efficace trattare la zona colpita con apparecchiature elettromedicali. Tra queste spicca la Tecar, che ha il prezioso vantaggio di accelerare i processi riparativi del corpo umano.

Nella fase cronica, sempre ottimo è l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali, ma a queste si può aggiungere il trattamento manuale che può spaziare dallo stretching, al massaggio profondo, fino ai trattamenti osteopatici. Tutte queste tecniche hanno il compito di rendere più “malleabile” il tessuto fibroso che si è instaurato. Questi trattamenti permetteranno una maggiore mobilità (incremento del Range Of Motion) e la possibilità di rinforzare la muscolatura controllando il dolore.

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